Corografia e territorio

Inquadramento

L’uliveto MAHNIČ sito nella terra del Breg nell’entroterra di Trieste, sulle lievi colline marnoso-arenacee di San Dorligo della Valle - Dolina, ricade tra le colture più settentrionali del nord-est Europa del Cultivar d’olio. La vicinanza del mare, le caratteristiche litologiche e geomorfologiche della terra istriana ed il legame della gente verso questa pianta rendono unica la qualità del suo prodotto.

Terra di confine, da sempre luogo di incontro tra genti e culture, coniuga oggi sul fronte dell’olivicultura il sapere con una passione : la nobile cultivar “Bianchera”.

Rami d'ulivo con frutti

Cenni storici

Le origini della presenza dell’olivo a Trieste e nell’Istria vanno ricercate nel periodo antecedente alla venuta dei Romani. Coloni fenici e greci che navigarono il mare Adriatico introdussero oltre che la coltura stessa anche un insieme di conoscenze tecniche ed agronomiche per la sua coltivazione.

Notevole importanza assunse all’epoca del dominio romano. Nel 1996 a Bagnoli della Rosandra-Boljunec nel Comune di San Dorligo della Valle-Dolina è stato rinvenuto un basamento di frantoio risalente agli antichi Romani.

Un importantissimo documento, tra le più antiche pergamene del celebre archivio di Venezia, è il codicillo del 26 aprile 847 della monaca triestina Maru con cui legava all’abbazia di Sesto 55 corbe di olive.

La Trieste trecentesca, come affermava lo storico Caprin, traeva dall’olivicultura e dall’olio una sicura fonte di reddito e di commercio. Venivano offerti … con pubblico bando … alcuni boschi pubblici, per trasformarli in terreni coltivati, e lo storico afferma che … avevano già ridotto le falde più prossime del Farneto e della valle di Moccò (Breg) a pomieri, e nel mese di febbraio vi facevano porre piantoni di olivi, Lo storico altresì affermava che … gli ulivi cerchiavano il golfo …, in città … abbondavano i torchi d’olio e cantine in cui si pigiava l’uva … Nel contesto dunque, … il vino e l’olio costituivano i due più ricchi e copiosi prodotti della terra.

Nel Quattrocento, nel corso della guerra con Venezia, Trieste conosce l’assedio della città, nella quale tuttavia non mancavano mai vino ed olio; gli assedianti veneziani, i quali si stabilirono nell’agro circostante (valle di Moccò), distrussero le viti e costruirono con intere fronde delle piante d’olivo le tende per i loro accampamenti.

Nello stesso statuto della città, risalente al Seicento, si dedicava un capitolo – De Trapetis sive Torcolaribus Olearijs – appositamente ai frantoi presenti in città stabilendo regole e dazi.

Nel 1847 lo storico Pietro Deviak descrive l’olio della Bianchera, elogiandone i pregi e la sua eccezionalità che per le sue qualità veniva inviato all’imperatrice Maria Teresa d’Austria.

Nel Novecento si registrano due terribili inverni: nel 1929 e nel 1956 quando il freddo e le gelate fecero danni incalcolabili alle piante d’olivo.

La rinascita e la ripresa parte dal 1980. E’ doveroso ringraziare allora pochi cultori appassionati che hanno seminato e tracciato una breccia nel futuro.

Piante di olivo nel Novecento in migliaia

Raccolta delle olive